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Siamo cittadini che cercano di migliorare il Mondo e il modo in cui si vive








giovedì 27 ottobre 2016

Gazebo Attivo: gli appuntamenti del fine settimana per la raccolta firme di petizione per la DIA




Attiva a Foggia per tutto il pomeriggio e sera del venerdì 28 novembre in corso Vittorio Emanuele, la raccolta firme nelle piazze e per le strade della Daunia.
L'azione continuerà domenica a Manfredonia per tutta la mattinata fino alle 14 in piazza del Popolo.

Il progetto "C'è Mafia nell'aria?
#MafiaFritta" vive grazie al contributo operativo di tutti.
Ogni domenica e per tutte le domeniche, fino a Natale, la raccolta firme continuerà nella piazza della tua città.
Abbiamo un arma, la penna!
Vi aspettiamo

www.dauniattiva.it 












venerdì 21 ottobre 2016

VIDEO #noenergas le opinioni dei cittadini

Telegiornale di Manfredonia Tv del 20 ottobre 2016.
Si vota il 13 novembre dalle 8 alle 22 nei NORMALI SEGGI ELETTORALI

#nogpl








Lettera Aperta di Manfredonia in Movimento a Lino Banfi su Energas


Ciao Lino,
siamo un gruppo di cittadini che da anni si attiva per lottare per il bene del proprio territorio, per il proprio paese: Manfredonia.
Ti scriviamo questa lettera da un luogo tanto meraviglioso quanto martoriato dalla cattiva politica e dagli interessi di pochi: Manfredonia.Ti scriviamo per metterti a conoscenza di realtà di cui, come hai scritto ieri su Facebook, non hai consapevolezza; ed è solo per questo che ancora crediamo nel tua amore verso la nostra terra, la tua terra: la Puglia.

La realtà è che da oltre due anni noi, come molti altri cittadini, ci diamo da fare per contrastare il progetto che Energas S.p.a./Q8 vuole realizzare qui a Manfredonia. E i motivi per farlo sono tanti e tutti di eguale importanza e abbiamo deciso di esporteli partendo dalla localizzazione del progetto del mega deposito di gpl.

Comune di Manfredonia –località S. Spiriticchio, è una zona SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale); questo significa essere un’area di forte interesse per la conservazione degli habitat e delle specie animali, con particolare riferimento agli uccelli nel caso della ZPS. Basti pensare che a pochi km di didtanza c’è l’Oasi Lago Salso, zona umida del Parco Nazionale del Gargano, dove sono presenti 242 specie di uccelli, di cui ben 60 nidificanti e grazie a progetti finanziati dall’Unione Europea questo ambiente rimane salvaguardato; pensa, caro Lino, che si dice che la cicogna è tornata a nidificare nel comune di Manfredonia dopo ben 500 anni grazie alla salvaguardia di quest’area ed a progetti di salvaguardia della fauna selvatica.

Beh caro sign. Banfi, se i 12 bomboloni di capacità di 60 mila m3 di gpl dovessero essere istallati tutto questo sparirebbe.
Come sparirebbe anche il mare , o almeno così come noi lo conosciamo. Ci sarebbe uno specchio d’acqua senza vita. Le navi che trasportano il gas, infatti, per permettere il passaggio del gpl dallo stato liquido a quello gassoso (ed andare, così nei gasdotti), preleverebbero costantemente acqua dal mare e la rigetterebbero clorata e a temperatura di circa 0°C, in un perfetto ciclo perenne di morte. Questo, significherebbe, niente più ecosistema marino, e quindi niente più pesca, niente più acqua cristallina, niente più bagni da maggio a settembre onde evitare rischi di malattie. TUTTO QUESTO NELLA CITTA' CHE HA ACCOLTO L'INFANZIA DI LUCIO DALLA

Se consideriamo l’aspetto puramente economico anche qui la lista non è breve. Basti pensare alla morte del turismo nel nostro territorio, non solo quello meramente balneare, ma anche quello naturalistico (ricordiamo che siamo ai piedi del Parco Nazionale del Gargano) e quello storico-culturale. Ebbene sì, perché chi più vorrà venire da noi a passare qualche giorno di tranquillità sapendo che ha sotto i piedi una bomba ad orologeria? Lei verrebbe caro Lino?


E se parliamo di economia dovremmo anche dire che qui di soldi ne sono stati spesi tanti, fin troppi, visto i risultati ottenuti. A Menfredonia più e più volte si è cercato il rilancio mediante l’industrializzazione e questa, più e più volte, è fallita miseramente. Basti pensare allo scoppio dell’Enichem e alla fuoriuscita di arsenico, alla megamulta ricevuta dall’Europa con il Contratto d’Aria, la chiusura della Sangalli Vetro, tutte esperienze fallimentari di cui, nel primo e ultimo caso elencato, contiamo ancora oggi i morti.


C’è un però da sottolineare, in quelle industrie sì che si sono creati posti di lavoro…con il progetto dell’Energas, invece, solo 30 saranno i lavoratori dipendenti. Inoltre il gpl verrà portato via lungo le principali reti stradali e ferroviarie; le stesse che ogni giorno centinaia di persone percorrono per recarsi a lavoro.


Riteniamo che il nostro territorio, come tutta la Puglia in genere, potrebbe vivere di solo turismo e le uniche fonti di energia potrebbe essere quelle rinnovabili e, invece, oggi come in passato, continuiamo a lottare contro i grandi poteri del fossile. 

Sì, sign. Banfi, perché il gpl non è energia pulita, come afferma nel suo spot, ma deriva da fonti fossili e quindi è 

 tutt'altro che pulita!
tutt'altro che rispettosa dell’ambiente!!
ormai nel 2016 altamente superata!!!

Dati del comitato di indagine per la green economy evidenziano come 1 miliardo di euro investito in fonti fossili porta solo 500 posti di lavoro, mentre, nel caso delle energie rinnovabili (ad es. l’efficentamento energetico degli edifici) porta oltre 15.000 posti di lavoro.

Ultimo elemento chiarificatore riguarda puramente la pubblicità che hai girato. Sicuramente saprai che va in onda per neppure un mese, fino al 12 novembre 2016. Sai il perché? Perché il 13 novembre prossimo, a Manfredonia, ci saranno le votazioni referendarie in cui i cittadini potranno esprimere la propria volontà in merito al volere o meno la realizzazione di questo progetto che, ad oggi, conta ben 43 prescrizioni.

Questo è l’ennesimo tentativo dell’Energas di “comprare” i cittadini manfredoniani, come fece il Natale scorso regalando panettoni o qualche mese addietro sponsorizzando il Manfredonia Calcio promettendo, si dice, la serie A. 


DO YOU REMEMBER LONGOBARDA?

Beh caro Lino tu sei pugliese come noi e come noi sai quanto possiamo essere, a volte, ottusi o facilmente corruttibili per una semplice promessa di un pezzo di pane, ma siamo anche gente fiera di appartenere a questa terra del Sud tanto, secondo alcuni, maledetta quanto, diciamo noi, benedetta dalle ricchezze della natura e della storia.

Con queste parole ti salutiamo ricordandoti, come hai sempre detto dentro e fuori il set <<una parola è troppa e due sono poche>>, ricordandoti che molti tuoi colleghi hanno preferito non firmare contratti che potessero anteporre il bene di pochi a quello di molti, pur essendo all’apice della carriera.





giovedì 6 ottobre 2016

Riftikin: la penisola italiana è l'Arabia Saudita dell'energia rinnovabile



La terza rivoluzione industriale significa potere alle persone, in senso letterale e figurato: potere alle persone. Pensate alla potenza della rivoluzione di Internet: abbiamo reso la comunicazione democratica: ci sono ora due miliardi e mezzo di esseri umani che comunicano tra di loro peer to peer, con potere distribuito, collaborativo, laterale. Abbiamo un potere laterale infinitamente maggiore di quello della rete televisiva e di quella radiofonica del ventesimo secolo e con un costo marginale prossimo allo zero. Tanto impressionante quanto la democratizzazione della comunicazione, che ha ispirato le nuove generazioni di tutto il mondo a cominciare a reclamare un futuro diverso. Ma questa è solo metà della storia: adesso, nei prossimi venti anni, con la comunicazione via Internet che confluisce nell’Internet Energetica, ognuno di noi sarà in grado di produrre la propria elettricità, e parliamo di miliardi di esseri umani con il potere di creare la propria elettricità verde e condividerla su Internet con persone di altre regioni e di altri continenti.
Jeremy Rifkin
Il Passaparola di Jeremy Rifkin, saggista, economista e attivista
Saluti a tutti i miei amici in Italia presenti a questo importante evento, ‘Oltre’.
Ebbene sì, è il momento di guardare oltre, ad un domani migliore, e io sono felice di essere con voi oggi, qui in Italia.
Siamo di fronte ad una grave crisi economica, non solo in Italia, ma ovunque nel mondo; la seconda rivoluzione industriale, quella del ventesimo secolo, è in fin di vita. L’energia da combustibili fossili, su cui era basata l’identità della seconda rivoluzione industriale, diventa sempre più costosa, invecchia, e il suo prezzo sul mercato mondiale è diventato estremamente volatile. Inoltre, le tecnologie che utilizziamo per spostare questo tipo di energia, come il motore a combustione interna, l’elettrificazione centralizzata, ecc., sono tecnologie che hanno esaurito il proprio potenziale produttivo. Si tratta di tecnologie del ventesimo secolo ormai fuori moda, non più valide e troppo costose per la società odierna. Dobbiamo renderci conto però che questa nostra società è composta e funziona con i combustibili fossili: coltiviamo il nostro cibo con fertilizzanti e pesticidi petrolchimici, il materiale da costruzione è composto di combustibili fossili così come la gran parte dei prodotti farmaceutici, le nostre fibre sintetiche, la nostra energia, i trasporti, il riscaldamento e l’illuminazione. Abbiamo costruito una civiltà di breve durata e molto pericolosa, basata sull’estrazione dal sottosuolo degli strati del carbonifero. Adesso questa seconda rivoluzione industriale basata sui combustibili fossili è vicina alla fine. Viviamo cicli di cinque o sei anni in cui si alternano crescita e rallentamento, ma in questo momento stiamo precipitando in una crisi economica globale: nel mondo intero le economie sono stagnanti, i tassi di disoccupazione crescono mentre diminuisce la produttività e le ultime generazioni ci chiedono: “Che ne è del mio futuro? Dov’è il lavoro? Come posso costruirmi una famiglia? Come faccio a crearmi uno stile di vita soddisfacente in un’epoca che sta morendo?” 
Dopo due secoli trascorsi a vomitare quantità massicce di anidride carbonica nell’atmosfera per alimentare la prima e la seconda rivoluzione industriale, stiamo assistendo ad un riscaldamento del clima del pianeta: quanto è negativo il cambiamento climatico? Ormai siamo arrivati al punto di interrogarci sulla futura sopravvivenza della razza umana e delle specie nostre simili sulla terra. Quello che è veramente spaventoso del cambiamento climatico è che modifica il ciclo dell’acqua sulla terra: il nostro pianeta vive di acqua, essa costituisce la fonte della vita; per ogni singolo grado di aumento della temperatura sul pianeta per via del cambiamento climatico, l’atmosfera assorbe il 7% in più di precipitazioni dal suolo: il calore assorbe queste precipitazioni e ciò significa una maggiore concentrazione di acqua nell’atmosfera, cosa che sta sconvolgendo l’intero ciclo dell’acqua sulla terra. Assistiamo ad eventi legati all’acqua di natura più violenta che in passato: nevicate troppo abbondanti in inverno, alluvioni drammatiche in primavera, siccità estive più prolungate, cicloni disastrosi, di categoria 3, 4 e anche 5, tsunami e tifoni, innalzamento del livello del mare più consistente e lo scioglimento dei grandi ghiacciai sulle catene montuose. 
Il nostro ecosistema non può sostenere il cambiamento del ciclo dell’acqua e ci sono segnali di stress e di decadimento ovunque nel mondo, e quello che voglio che voi, presenti qui oggi, sappiate, è che i nostri modelli scientifici dicono che siamo entrati nel sesto evento di estinzione della vita sulla terra; abbiamo avuto cinque eventi di estinzione della vita negli ultimi quattrocentocinquanta milioni di anni sul pianeta, ed ogni volta che si assiste ad un’estinzione di massa, in cui la vita viene completamente cancellata, c’è voluta una media di circa dieci milioni di anni per recuperare il livello di biodiversità andato perduto. Ora siamo nel sesto evento di estinzione e i nostri scienziati ci dicono che potremmo assistere a picchi di estinzione pari al 70% di tutte le forme di vita entro la fine di questo secolo, il secolo dei vostri figli, e dei vostri nipoti. Non esistono garanzie per la specie umana. Il 99,5% delle specie che hanno vissuto su questo pianeta sono comparse e poi sparite. Credo che siamo giunti ad un punto critico, in cui dobbiamo domandarci: “Vogliamo rimanere come specie? Possiamo rendere certa la nostra sopravvivenza e quella delle generazioni future? E qual è la nostra responsabilità verso le altre creature che hanno il diritto di vivere su questa terra?"
Quindi, abbiamo una crisi economica globale, una crisi che sta colpendo drammaticamente la vita di tanti esseri umani, in Italia come nel resto del mondo; abbiamo inoltre una crisi climatica prodotta da due secoli di industrializzazione basata sui carburanti fossili. Allora, cosa facciamo? 
Abbiamo urgente bisogno di una nuova prospettiva economica mondiale; abbiamo bisogno che questa prospettiva sia pianificata e praticabile in ogni Paese, non solo in Italia. Dobbiamo abbandonare i combustibili fossili entro i prossimi trent’anni se vogliamo sperare di risolvere questa crisi enorme che coinvolge la razza umana e le altre creature del pianeta.
Noi qui, oggi, dobbiamo porci la domanda: “Come avvengono le grandi rivoluzioni economiche della storia?” Questo servirà a darci un un’idea dei passi che dobbiamo fare in Italia, in Europa, nel mondo, per seguire un altro, possibile, percorso per la razza umana.
Le grandi rivoluzioni economiche della storia avvengono quando emergono nuovi regimi energetici. Nuovi regimi energetici rendono possibili società più complesse, consentono il raggruppamento di un maggior numero di persone in unità sociali più ampie; ma la complessità di nuovi regimi energetici richiede a sua volta nuove rivoluzioni a livello di comunicazione, sufficientemente agili da gestire i nuovi regimi energetici. Sempre, nella storia, quando le rivoluzioni nella comunicazione convergono e gestiscono le rivoluzioni energetiche, il paradigma economico muta e muta la consapevolezza, e la storia.
Nel diciannovesimo secolo si è andati dalla stampa con la pressa manuale a quella a vapore: ciò ha rappresentato un grande balzo in avanti, poiché siamo stati in grado di produrre tanto materiale stampato in modo economico. Poi abbiamo introdotto la scuola pubblica, che ha formato una forza lavoro alfabetizzata, con abilità di comunicazione tali da consentirgli di gestire una prima rivoluzione industriale molto complicata, con l’energia a carbone, a vapore e il primato della ferrovia.
Nel ventesimo secolo abbiamo assistito ad un’altra conversione nell’energia della comunicazione, una seconda rivoluzione industriale: l’elettricità centralizzata, e il telefono in particolare; in seguito la radio e la televisione sono diventati i mezzi di comunicazione in grado di gestire una società meno compatta, un’epoca di automobili e benzina, una società suburbana, una cultura del consumismo di massa. Questa seconda rivoluzione industriale è ora prossima alla fine. Tuttavia noi stiamo vivendo una nuova conversione nell’energia della comunicazione, sia in Italia che in parte dell’Europa e in alcune aree del resto del mondo: una terza rivoluzione industriale si affaccia all’orizzonte. Negli ultimi 25 anni abbiamo assistito ad una potente rivoluzione nei mezzi di comunicazione: prima i personal computer, poi Internet. Quello che rende Internet estremamente interessante è il modo in cui è organizzato come mezzo di comunicazione. Io sono cresciuto con la comunicazione centralizzata: l’elenco dei media include radio, televisione, riviste, quotidiani e editoria; quello che rende Internet interessante è che si tratta di un mezzo di comunicazione che non è centralizzato, ma distribuito; non è gerarchizzato, ma di natura collaborativa. Non è integrato verticalmente, per creare economie di scala, ma è peer to peer, è un potere laterale. La cosa interessante è che il worldwideweb nasce nel 1990, e oggi siamo qui, ventitré anni dopo e mentre vi sto parlando, un terzo della razza umana sta usando cellulari molto economici e piccoli desktop, sta inviando messaggi audio-video in maniera distribuita, collaborativa, peer to peer, su scala laterale, e con costi marginali prossimi allo zero.
Stiamo connettendo la razza umana, ma questa è solo metà della storia: quello che sta iniziando ad emergere in Italia, in Germania, in Francia e in altri Paesi, è che questa rivoluzione di Internet, che è distribuita, collaborativa, peer to peer, a potere laterale, sta iniziando a coincidere con un nuovo regime energetico, nuove energie distribuite, che devono essere organizzate collaborando e sulla scala di un potere laterale, peer to peer. E’ una rivoluzione.Che cosa sono le energie distribuite? Beh, sapete, ci sono le energie d’élite: carbone, petrolio, uranio, shale gas: sono d’élite perché non si trovano ovunque, ma solo in pochi posti nel mondo; richiedono un enorme controllo militare, un ampio management geopolitico e capitali massicci per trasportarli dalla fonte all’utente finale. Cosa sono invece le energie distribuite? Quando tornerete a casa, oggi, dopo aver partecipato a questo incontro, guardatevi intorno: avete già tutta l’energia di cui avete bisogno, fino alla fine della storia umana: il sole splende ogni giorno su tutto il pianeta; 45 minuti di sole sono in grado di fornire energia al mondo per un anno intero per 7 volte. Il vento soffia ogni giorno, in Italia, in Europa e nel mondo; il 20% di quel vento, se imprigionato, ci darebbe 7 volte più energia di quella di cui necessita l’economia del pianeta. Nel sottosuolo, in Italia come ovunque, c’è un nucleo bollente di energia geotermica, costituito dai residui del sole; siamo in grado, in qualsiasi momento, di estrarre quel calore geotermico e portarlo in superficie per la produzione di energia. Nelle aree rurali abbiamo un’agricoltura con scarti di vegetazione che è possibile convertire in energia da biomasse. Lungo le coste italiane arrivano ogni giorno maree e onde oceaniche che costituiscono una fonte di energia. In Italia ci sono tante fonti di energia distribuita, in grado di soddisfare per sempre il fabbisogno energetico. L’Unione europea si è impegnata formalmente per una terza rivoluzione industriale basata su 5 pilastri; io ho avuto il privilegio di sviluppare il piano con l’Unione Europea; si tratta di un piano formale della EU, è stato approvato dal Parlamento europeo nel 2007 e si sta ora facendo strada tra i programmi della Commissione Europea ed è incluso nei nostri Programmi per il 2020, 2030 e 2050.
Primo pilastro. L’EU ha impegnato ogni regione europea nella produzione del 20% dell’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, questo significa che entro il 2020 ogni comunità in Italia dovrà produrre la propria energia, questa dovrà essere verde per il 20%, e il 30% dell’elettricità.
Secondo pilastro. Come possiamo raccogliere energia che è distribuita, che è rintracciabile ovunque? La raccogliamo ovunque, usando i nostri edifici come infrastrutture di raccolta. Nell’Unione Europea abbiamo centonovantuno milioni di edifici: case, uffici, fabbriche, fienili, rimesse. L’obiettivo è convertire ogni singolo edificio in Italia e in Europa in una micro centrale ad energia verde, in modo da raccogliere energia solare dal tetto, eolica dai lati, geotermica dalle fondazioni, trasformare i rifiuti in biomassa, ecc. Ognuno di noi avrà una centrale energetica personale.
Terzo pilastro. Dobbiamo immagazzinare questa energia: il sole non splende ininterrottamente, a volte il vento soffia di notte mentre abbiamo bisogno di elettricità durante il giorno. Queste sono fonti di energia intermittenti che dobbiamo immagazzinare. Siamo a favore di tutte le tecnologie che permettono lo stoccaggio dell’energia: volani, batterie, condensatori, pompe ad acqua, collettori ad aria compressa. Devo dire però che in Europa a livello di tecnologie per lo stoccaggio energetico sono stati investiti miliardi di euro, otto miliardi di euro finora, nell’idrogeno come mezzo fondamentale per la conservazione di queste energie intermittenti, in modo che possano essere usate quando ne abbiamo bisogno.
Il quarto pilastro di questa rivoluzione industriale è quello in cui Internet, la rivoluzione delle comunicazioni, converge con le energie distribuite sul territorio, nel creare un sistema nervoso per una nuova infrastruttura italiana. Prenderemo le linee elettriche ed energetiche italiane e le convertiremo in una ‘Internet Energetica’, in modo che quando milioni di edifici esistenti sul territorio verranno trasformati in micro centrali ad energia verde, che raccoglieranno energia a livello locale e la immagazzineranno sotto forma di idrogeno allo stesso modo in cui conservavamo i documenti in digitale. E se non avrete bisogno di parte di quell’energia, nella vostra casa in Italia, potrete programmare la vostra app, il vostro cellulare, il vostro computer, perché il vostro surplus energetico sia ritrasferito alla rete energetica e venduto attraverso tutta l’Europa, dall’Atlantico fino ai confini dell’Europa orientale. Allo stesso modo in cui creiamo informazione, la digitalizziamo, e la condividiamo in rete.
Il quinto e ultimo pilastro riguarda i trasporti e la logistica. I veicoli elettrici esistono già. Automobili, camion e autobus a celle a combustibile saranno oggetto di produzione di massa in Italia, in Europa e nel mondo nel 2015-2016. Saremo in grado di connettere i nostri automezzi alla rete elettrica ovunque ci siano degli edifici e sfruttare energia verde; e viaggiando, in Italia, troveremo ovunque, in ogni parcheggio, una presa di corrente attraverso la quale collegare il nostro veicolo alla rete elettrica, l’Internet Energetica, e prendere energia verde, oppure vendere quella da noi prodotta alla rete di distribuzione, l’Internet Energetica.
Questi cinque pilastri della terza rivoluzione industriale costituiscono la piattaforma di scopo generale, l’infrastruttura in grado di aumentare massicciamente la nostra efficienza, la nostra produttività, creare nuove imprese e nuova occupazione per i giovani nell’Italia del ventunesimo secolo.
Immaginate trent’anni di costruzione di infrastrutture: il primo pilastro è rendere fruibili tutte le energie rinnovabili, il che si tradurrebbe nella creazione di tantissime aziende e di posti di lavoro in Italia; il pilastro numero due consiste nella conversione di tutti gli edifici all’utilizzo di proprie micro centrali energetiche, e dunque nel predisporli perché siano efficienti sotto il profilo energetico, ancora tantissime opportunità di lavoro per le imprese piccole e medie, e per i giovani lavoratori italiani. Il pilastro numero tre è la costruzione di centrali di immagazzinamento, dunque un’altra grande opportunità di lavoro. Il quarto pilastro vede la trasformazione dell’intera rete elettrica in un’Internet Energetica, cosa che creerebbe occupazione a livello professionale, tecnica e manuale. Il pilastro cinque consiste nella conversione dell’intera infrastruttura italiana dei trasporti e della logistica in veicoli elettrici e a pile a combustibile.
Dunque, questi quarant’anni di costruzione della terza rivoluzione industriale italiana crea opportunità per milioni di nuovi posti di lavoro, professionali, tecnici, qualificati e no, insieme all’opportunità della nascita di migliaia di nuove aziende. In concomitanza, ci fornisce una nuova piattaforma tecnologica, tale che le nuove industrie del ventunesimo secolo saranno pronte all’uso (plug and play), dalle stampanti in 3D fino ai nuovi servizi che il modello della terza rivoluzione industriale renderà disponibili.
La terza rivoluzione industriale significa potere alle persone, in senso letterale e figurato: potere alle persone. Pensate alla potenza della rivoluzione di Internet: abbiamo reso la comunicazione democratica: ci sono ora due miliardi e mezzo di esseri umani che comunicano tra di loro peer to peer, con potere distribuito, collaborativo, laterale. Abbiamo un potere laterale infinitamente maggiore di quello della rete televisiva e di quella radiofonica del ventesimo secolo e con un costo marginale prossimo allo zero. Tanto impressionante quanto la democratizzazione della comunicazione, che ha ispirato le nuove generazioni di tutto il mondo a cominciare a reclamare un futuro diverso. Ma questa è solo metà della storia: adesso, nei prossimi venti anni, con la comunicazione via Internet che confluisce nell’Internet Energetica, ognuno di noi sarà in grado di produrre la propria elettricità, e parliamo di miliardi di esseri umani con il potere di creare la propria elettricità verde e condividerla su Internet con persone di altre regioni e di altri continenti.
Questa è una rivoluzione che cambia il paradigma economico: sapete, le compagnie discografiche non hanno compreso la condivisione dei file musicali, e quando milioni di giovani hanno cominciato a creare nuovo software per condividere file musicali lateralmente, peer to peer, pensavano fosse un gioco, finché non sono stati costretti a chiudere l’attività. I quotidiani, molto centralizzati, non hanno compreso le possibilità peer to peer della blogosphere. E l’industria dell’informazione e dell’editoria non hanno compreso gli ebook, la diffusione dell’informazione libera e dell’open source via Internet. Dunque siamo alla cuspide di una incredibile rivoluzione, con la democratizzazione della comunicazione, dell’energia e della manifattura e la logistica con la stampa in 3D, in cui modifichiamo il nostro modo di pensare a livello planetario.
E’ un salto generazionale; tutti voi presenti oggi a questo evento, guardate al futuro, ad un mondo migliore per l’Italia, si tratta di un salto generazionale; sapete, la mia generazione pensava che il potere politico fosse centralizzato e gerarchizzato; pensavamo sempre in termini di destra contro la sinistra, capitalismo contro socialismo, eccetera. I giovani, quelli della generazione di Internet, hanno una sensibilità diversa; quando giudicano i poteri istituzionali, non pensano alla destra e alla sinistra, ma si domandano se il potere istituzionale che viene utilizzato, sia esso il governo, un partito politico, un’istituzione economica o una scuola, se quel comportamento istituzionale sia centralizzato, gerarchizzato, patriarcale, proprietario e chiuso; oppure se sia un comportamento istituzionale distribuito, collaborativo, trasparente, open source, e a potere laterale. Dunque, la generazione presente qui, oggi, crede che il potere laterale sia il vero potere; sapete, la mia generazione credeva che il potere fosse piramidale, mentre la vostra generazione comincia a vedere che il potere è peer to peer, che esso consiste nella possibilità di collaborare, tutti insieme, su reti allargate, e nel democratizzare la nostra vita di tutti i giorni.
L’Italia ha un’opportunità enorme, ma non ne sta traendo vantaggio;

la penisola italiana è l’Arabia 

Saudita dell’energia rinnovabile; la quantità di energia solare, il potenziale di energia eolica, il calore geotermico, le biomasse e la forza idrica di questo Paese sono enormi. Inoltre possedete le abilità tecniche e l’esperienza professionale per rendere tutto questo possibile. La domanda quindi è: perché ciò non si realizza? Io penso che siano le nuove generazioni in Italia a dover reclamare il proprio futuro; conoscete Thomas Paine, il grande rivoluzionario americano; più di due secoli fa, egli disse che ogni generazione deve essere libera di ricostruire il mondo da capo e di andare oltre. Io credo che ora sia importante che le nuove generazioni in Italia si alzino in piedi e si facciano avanti per chiedere un nuovo regime economico che possa portare il Paese nel ventunesimo secolo. Non c’è una ragione per cui l’Italia non possa essere come la Germania e la Danimarca, Paesi che sono molto avanti nella terza rivoluzione industriale, muovendo verso una società sostenibile, buona e giusta, basata sul sogno della qualità della vita. 
Così, sono abbastanza positivo, ma c’è un’altra cosa che devo dire ed è che la terza rivoluzione industriale non riguarda nessun partito politico in particolare; sapete, nella prima e nella seconda rivoluzione industriale tutti i partiti politici hanno dovuto impegnarsi: così anche la terza rivoluzione industriale non dovrebbe conoscere schieramenti, deve andare oltre i partiti; perché qualcuno dovrebbe opporsi ad una nuova rivoluzione industriale che può aumentare la produttività, la nostra efficienza, creare tante nuove tipologie e opportunità di lavoro, incidere sul cambiamento climatico, e creare un mondo più giusto?
Sono cose che vanno oltre la politica di piccolo cabotaggio e la mia speranza è che in Italia il centrodestra, il centro, il centrosinistra e tutti i movimenti si uniscano, e in ogni regione d’Italia cominci il processo di avviare la terza rivoluzione industriale nella nostra vita quotidiana, in modo che possiamo lasciare ai nostri figli una società più giusta, umana e sostenibile in questo ventunesimo secolo.
E’ stato un piacere essere con voi oggi a questo raduno. I miei migliori auguri.

mercoledì 5 ottobre 2016

L'insostenibile leggerezza del Referendum (#noenergas)


Oggi ci si trova ulteriormente costretti ad esprimere un punto di vista in merito alla vicenda EnerGas e al referendum consultivo dedicato per evidenziare le distorsioni che si sono fino ad ora adoperate per rendere la realtà fonte di immaginazione, staccandola da una concreta visione di atteggiamenti e azioni portate avanti negli anni. 
Abbiamo sempre creduto nella forza della Verità e nella ViVacità d’espressione, dando voce a tutti i cittadini, indistintamente, organizzando comitati di salvaguardia o coordinamenti di tutela del territorio, ma a nulla di ciò è servito a far emergere la gravità della questione dal primo cittadino, che continuava a ribadire la “falsità della notizia” e invocava la strumentalizzazione politica, forse perché in scadenza del suo primo mandato.

 Manfredonia non ha bisogno di salvatori last minute o di coupon spendibili al primo consiglio utile: a nulla serve schierarsi contro il progetto del mega deposito avanzato da EnerGas-Q8, se poi le parole non vengono supportate dai fatti che ancor oggi latitano. Noi non ci fidiamo, non ci siamo mai fidati e soprattutto non emergono azioni rilevanti che ci facciano riconsiderare le nostre posizioni.
GLI ULTIMI VENT’ANNI per Manfredonia 
sono stati caratterizzati da lotte sociali, 
traguardi economici mal conseguiti e 
ricadute sanitarie IMMENSE
Ora si continua a usare la semantica per distrarre e indurre in errore le masse. Nel caso specifico il popolo deve solamente dire Si o No, senza essere informato sulle ricadute territoriali e sulle dinamiche sociali di una qualsiasi sua risposta. Le seguenti critiche sono da leggere in chiave costruttiva e finalizzate ad una concertazione di intenti e utili ad individuare la soluzione per cacciare questo nuovo incubo. 
Prima riporteremo il quesito referendario:
 “Ai fini della tutela di interessi fondamentali della comunità, volete voi che il Comune di Manfredonia, si esprima a favore della realizzazione, sul proprio territorio, di un progetto di deposito costiero di Gpl a rischio di incidente rilevante, presentato dalla società EnerGas Spa, costituita da dodici serbatoi di capacità complessiva di 60.000 mc e delle opere funzionalmente connesse?”
Le opzioni sono SI o NO.
 I cittadini saranno liberi di scegliere? NO, affatto, il contrario: questo referendum elimina l’azione popolare, come vincolante nel merito della decisione di istallazione del deposito EnerGas, in più conferisce al Comune il ruolo di decisore finale, attraverso una possibile espressione “non favorevole” nei riguardi della società napoletana. Ma il Comune di Manfredonia non si era già espresso all’unanimità nella seduta Consigliare del 17.09.2015, dichiarandosi apertamente a favore del No, con delibera n. 28?
Repetita juvat? Basta non citare le leggi Seveso II e III, per trovare la quadra? Sicuri, infine, che dicitura “opere funzionalmente connesse” non sia ambigua? Non si poteva elencare il protocollo della pratica ministeriale per ovviare a zone d’ombra?
Ammettere che il Si o il No vincolino il Comune ad agire nei riguardi di EnerGas è come affermare che un marito deve chiedere alla moglie se può usare il bagno di casa: la domanda non sarà vincolante ai fini dell’uso, ma solamente ai fini del momento storico (potrebbe essere occupato). 
Ricordiamo che l’Europa in risposta ad una interrogazione riguardante l’annosa vicenda EnerGas, per violazione delle direttive 79/409/CEE (uccelli) e 92/43/CEE (habitat) enunciò: “[…] autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l’integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell’opinione pubblica” (prescrizioni di cui all’art.6 paragrafo 3 della direttiva 92/43/CEE). […]” Come spiegare, oggi, ai cittadini interpellati sul Referendum che non si sia lavorato in questo verso?

IL PARADOSSO DEL REFERENDUM
Vincendo il No il Comune si sentirà in dovere di non esprimersi favorevolmente, come, già, fece con la delibera n. 28, che non sortì alcun vantaggio. E cosa pensate possa cambiare? Nulla! TUTTAVIA IL RISULTATO SAREBBE ANALOGO SE A VINCERE FOSSE IL SI. Ci chiediamo come farebbe infatti il Comune di Manfredonia ad esprimersi “a favore dei 60.000.000 di litri di Gpl e delle opere funzionalmente connesse”, se sotto il profilo più generale delle nuove norme adottate in materia di sismicità (DM 14/1/2008) si evince grave carenza di dati per quel che riguarda la subsidenza e la liquefazione in caso di terremoti, avvalorate dallo studio portato avanti dal dipartimento di scienze della terra e geo ambientali di Bari, a cura dei professori Tiggiani, Refice, Capolongo, Bovenga e Caldara.
 A conferma di ciò la diffida inoltrata dal portavoce Luigi Di Maio*: come farebbe il Comune di Manfredonia ad “esprimere una valutazione veritiera se il livello della progettazione presentata nello studio di impatto ambientale, dato il rilevantissimo impatto del progetto sull’ambiente circostante, è risultato ampiamente insoddisfacente, dal momento che non è stato possibile, per le autorità preposte, valutare aspetti rilevanti di incidenza?"

Lo stato della procedura: dal consiglio comunale non è emerso chiaramente che il NOF del CTR della Regione Puglia (Emiliano 
GRANDISSIMO ASSENTE) è stato posto in essere e chiunque può controllare quanta informazione ci sia stata su questo iter da parte delle istituzioni e dei partiti locali; i cittadini potrebbero domandarsi i motivi per i quali non si sia dettagliatamente informata la comunità sull'insediamento a noto rischio rilevante, avendo il CTR Puglia rilasciato consenso con prescrizioni. Ricordiamo che l’assessore Giannini non ha risposto all’interrogazione in Regione sul rischio sismico e idrogeologico pertinenti al progetto. Se questo è l’impegno di Emiliano…

unica arma ancora in mano è la 

MOBILITAZIONE POPOLARE DI PIAZZA


Il Comune sa benissimo che se volesse non avrebbe bisogno di nessun Referendum, ma solamente della propria AUTONOMIA o di un po’ più di responsabilità!
Va ricordato infine che secondo quanto enunciato nella convenzione di Aahrus, il governo di un popolo deve, prima ancora di intessere rapporti con società o altro, informare i propri cittadini sulle ricadute, oltre che ambientali, anche sociali. Spiegarne i motivi e far comprendere le scelte. Essere, insomma, come un buon padre di famiglia, che tenta sempre di porre i cari in una situazione di sicurezza. Pensiamo, alla luce di quanto accaduto, che l’affair EnerGas abbia volutamente interessato i pochi e di contro visto insorgere i malumori dei molti. 
Ci chiediamo, allora, a cosa serva aver partorito un quesito del genere, nonostante ci siano state sempre, da parte nostra, volontà a screditarne l’uso. Chiediamo, allora, di rinunciare a questo Referendum.
 Il quesito referendario è impugnabile, lo 
sanno tutti, anche i bomboloni!

#ManfredoniaPulita&Civile MAPPA INTERATTIVA

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